secondo rapporto di aggiornamento: "bambini e aids" - i progressi compiuti nella lotta all'hiv/aids
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New York, 3 aprile 2008 - Il numero di bambini e donne incinte sieropositivi che ricevono terapie antiretrovirali è aumentato, ma c'è ancora molta strada da fare per mantenere la promessa di una generazione libera dall'AIDS, rileva un rapporto ONU presentato oggi.
"Bambini e AIDS: secondo rapporto di aggiornamento" esamina i progressi compiuti in merito all'impatto dell'AIDS su bambini e adolescenti. La campagna "Uniti per i bambini, uniti contro l'AIDS", avviata nell'ottobre del 2005 da UNAIDS (il Programma congiunto delle Nazioni Unite contro l'AIDS), UNICEF e altri partner, aveva lanciato un appello all'azione per contrastare l'impatto di HIV e AIDS sui bambini.
«I bambini e gli adolescenti di oggi non hanno mai conosciuto un mondo libero dall'AIDS», ha dichiarato il Direttore generale dell'UNICEF Ann Veneman: «Ogni anno migliaia di bambini muoiono a causa della malattia, e altri milioni hanno perso i genitori o le persone che si prendevano cura di loro. I bambini devono essere al centro dell'agenda mondiale di lotta all'AIDS».
Il rapporto, curato da UNAIDS, OMS e UNICEF, si concentra sui paesi a basso e medio reddito ed esamina i progressi compiuti - e le sfide ancora aperte - in 4 aree fondamentali: la prevenzione della trasmissione dell'HIV da madre a figlio, la fornitura di cure pediatriche, la prevenzione del contagio tra adolescenti e giovani, la protezione e il sostegno ai bambini colpiti dall'AIDS.
Secondo il rapporto, nel 2007 290.000 bambini sotto i 15 anni sono morti di AIDS; alla stessa data, nell'Africa Subsahariana, 12,1 milioni di bambini risultavano aver perso uno o entrambi i genitori a causa dell'AIDS.
Tuttavia a fine 2006 21 paesi - tra cui Benin, Botswana, Brasile, Namibia, Ruanda, Sud Africa e Thailandia - risultavano sulla buona strada per raggiungere, entro il 2010, l'obiettivo fissato dalla campagna Uniti per i bambini, uniti contro l'AIDS di una copertura dell'80% dei servizi di prevenzione della trasmissione madre-figlio, contro solo 11 paesi nel 2005.
Inoltre il numero di bambini sieropositivi che ricevono trattamenti antiretrovirali nei paesi a basso e medio reddito è aumentato del 70% tra il 2005 e il 2006.
«Risultati importanti sono stati raggiunti per quanto riguarda le necessità terapeutiche dei bambini e la prevenzione della trasmissione madre-figlio dell'HIV», ha affermato il Direttore di UNAIDS Peter Piot: «Ma molto resta da fare per la prevenzione dell'HIV tra i giovani e gli adolescenti, se vogliamo produrre un cambiamento significativo nell'andamento della pandemia».
Gli indicatori mostrano progressi in molti paesi nella protezione e nella cura dei bambini colpiti dall'AIDS e riguardo al loro accesso ai servizi sociali. Progressi sono stati ottenuti anche per quanto riguarda i tassi di iscrizione scolastica dei bambini che hanno perso entrambi i genitori a causa della malattia, benché i bambini colpiti dall'AIDS siano più a rischio di abbandono scolastico e di impoverimento dell'ambiente familiare.
Dal 2000-2001, in 11 dei 15 paesi per cui si dispone di dati è diminuita l'incidenza dell'HIV tra le donne incinte d'età compresa tra 15 e 24 anni che si fanno visitare nei reparti maternità.
La percentuale di donne incinte sieropositive che ricevono farmaci antietrovirali per ridurre il rischio di trasmissione del virus ai neonati è cresciuta del 60% tra il 2005 e il 2006, ma nonostante questo aumento si stima che solo il 23% delle donne incinte sieropositive ricevano antiretrovirali.
«Stiamo facendo progressi, ma incontriamo ancora molti ostacoli», ha detto il Direttore della divisione per l'HIV dell'OMS, Dott. Kevin DeCock: «E' fondamentale fornire terapie antiretrovirali alle donne che ne hanno bisogno per la loro salute, salvando le loro vite e al tempo stesso assicurando un futuro ai loro bambini. Per raggiungere questi risultati, i sistemi sanitari e la loro componente più importante, il personale medico-sanitario, devono essere potenziati».
La maggior parte dei 2,1 milioni di bambini sotto i 15 anni sieropositivi sono stati contagiati prima della nascita, o durante il parto o l'allattamento. E i giovani tra 15 e 24 anni rappresentano ancora il 40% dei nuovi casi di contagio registrati nel 2007 tra le persone maggiori di 15 anni.
Se i risultati sono solo parzialmente positivi, il rapporto sostiene che è possibile raggiungere l'obiettivo di una generazione libera dall'AIDS. Anche se i fondi sono ancora insufficienti, governi e donatori stanno stanziando più risorse per gli interventi di prevenzione, cura e protezione. Nel 2007 sono stati resi disponibili circa 10 miliardi di dollari per la lotta all'AIDS, contro 6,1 miliardi nel 2004.
Ora la priorità è attuare nuove iniziative e rafforzare quelle già sperimentate che si sono dimostrate efficaci. Il rapporto lancia un invito all'azione per:
- Sostenere le comunità e le famiglie, il cui ruolo è cruciale per ogni aspetto di una lotta all'AIDS incentrata sui bisogni dei bambini;
- Potenziare i sistemi sanitari, scolastici e di assistenza sociale, fondamentali per efficaci interventi di sostegno ai bambini colpiti da HIV e AIDS;
- Integrare i servizi per la prevenzione della trasmissione madre-figlio dell'AIDS nei programmi di salute materna, neonatale e pediatrica;
- Uniformare dati e strumenti di misurazione per documentare i progressi e gli ostacoli, potenziando così gli impegni.





